PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ 1312 PROIEZIONE DEL FILM DIAZ
DIAZ – non pulire questo sangue di Daniele Vicari, Italia, 2012, 127 minuti
Genova, luglio 2001. Durante il G8, 300 poliziotti e 70 agenti di un reparto speciale fanno irruzione nella scuola 'Diaz', dove hanno trovato riparo 93 giovani provenienti da diverse nazioni e impegnati in una protesta pacifica contro il summit. Il violento attacco delle forze dell'ordine sui manifestanti disarmati e semiaddormentati segnerà una delle pagine più tragiche e tristi della recente Storia del nostro Paese. Su questo drammatico sfondo si dipanano le vicende di vari protagonisti: Luca, giornalista della Gazzetta di Bologna, arrivato a Genova per constatare di persona le notizie giunte in redazione sugli scontri e sulla morte di Carlo Giuliani; Alma, un'anarchica tedesca che ha partecipato agli scontri e sconvolta dalle violenze cui ha assistito decide di occuparsi delle persone disperse insieme a Marco, un organizzatore del Genoa Social Forum, e Franci, una giovane avvocato del Genoa Legal Forum; Nick, manager che si interessa di economia solidale, è a Genova per seguire il seminario dell'economista Susan George; Anselmo, vecchio militante della CGIL, ha preso parte con i suoi compagni pensionati ai cortei contro il G8; Etienne e Cecile, due anarchici francesi, sono anche loro protagonisti delle devastazioni di quei giorni; Bea e Ralf, di passaggio in città, decidono di riposarsi alla 'Diaz' prima di ripartire; Max, vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, comanda invece il VII nucleo e non vede l'ora di tornare a casa da sua moglie e sua figlia, comprendendo l'assurdità di tanta violenza. Tutti loro, insieme a centinaia di altre persone, saranno protagonisti o testimoni del massacro avvenuto nella notte del 21 luglio presso il complesso scolastico Diaz-Pascoli e, per alcuni, l'incubo proseguirà a Bolzaneto.
È un film che mette in scena un evento scandaloso, che non può non scandalizzare. Un evento che è nello stesso tempo traumatico: il trauma per eccellenza di tutte le società che evolvono all’interno di regimi politici democratici. Non è sufficiente parlare di “sospensione dei diritti” e di “stato d’eccezione permanente”. Nella vicenda della Diaz vi è qualcosa di più elementare: la metamorfosi del protettore in persecutore, del medico in torturatore.
Diaz ci mostra uno scenario che, per episodico che sia, non è in nulla diverso rispetto all’esperienza estrema del campo di sterminio: l’organizzazione istituzionale del sopruso illimitato dell’uomo sull’uomo. Quando la tensione tra crimine e istituzione si dissolve, quando il crimine è realizzato col pieno sostegno e la piena approvazione di un apparato istituzionale, ci stiamo già inoltrando in quel territorio folle, totalitario, che il nazismo ha incarnato storicamente nel modo più compiuto.
Il film non ci racconta solo il violento attacco delle forze dell’ordine sui manifestanti disarmati e semiaddormentati. Ma le immagini raccontano anche della zona rossa blindata, delle cariche della polizia sui manifestanti su Via Tolemaide e le vie limitrofe, dell’omicidio di Carlo Giuliani a piazza Alimonda.