PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ 1312 PROIEZIONE DEL FILM INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri
Italia, 115 minuti
Il capo della polizia criminale va a trovare l'amante, Augusta Terzi. Mentre fanno l'amore, il poliziotto le taglia la gola. Con la massima calma, convinto di essere al di sopra di ogni sospetto grazie al posto che occupa, egli trascura nel modo più assoluto di cancellare le tracce del delitto. Ritornato al commissariato, il dottore brinda insieme ai colleghi per festeggiare la sua recente promozione a capo della polizia politica. In attesa di occupare il nuovo posto, viene incaricato di dirigere l'inchiesta sul caso Terzi e si reca sul luogo del delitto. Qui ripercorre mentalmente i suoi primi rapporti con la donna, a cui piaceva subire da parte dell'amante la simulazione di interrogatori autoritari. È stata la scoperta della sua infedeltà con un giovane studente, Antonio Pace, a spingere il poliziotto ad assassinarla. Appena assunto il suo incarico nel nuovo ufficio, il dottore intensifica i controlli telefonici, di cui è vittima soprattutto Pace, accusato di essere un sovversivo. Nel frattempo l'inchiesta sul delitto prosegue e nell'appartamento della vittima vengono rinvenute un po' ovunque le impronte digitali del poliziotto. Sempre convinto di essere intoccabile, quest'ultimo decide di scrivere la propria autodenuncia e di recapitarla ai colleghi. Chiusosi in casa, immagina di ricevere la visita del commissario e di tutti gli alti funzionari della polizia. Convinto che questi ultimi preferiranno evitare lo scandalo piuttosto che servire la giustizia, egli costruisce mentalmente una scena nel corso della quale i colleghi cercano di costringerlo a negare ogni responsabilità nei confronti del crimine di cui egli si accusa. Mettendo fine alle proprie fantasticherie, il dottore constata l'arrivo reale del commissario accompagnato da un'intera squadra di agenti decisi a scagionarlo.
Il film fu scritto nel '68 e girato nel '69, in un momento storico-politico particolare per l'Italia, sullo sfondo della strage di Piazza Fontana, e all'inasprimento dello scontro sociale in atto, e dell'affaire del commissario Luigi Calabresi, ritenuto il responsabile dalla sinistra extraparlamentare della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli alla Questura di Milano.
In questo clima di tensione la pellicola fu messa sotto processo dalla censura per il soggetto narrato - per la rappresentazione che si faceva della Polizia (e molti videro nel personaggio del Commissario più di una somiglianza con Calabresi) - e rischiò di non uscire nelle sale cinematografiche.
Ricorda Elio Petri :”la polizia della Repubblica italiana nei venticinque anni successivi alla caduta del fascismo, nonostante l'abolizione della pena capitale, ha perpetrato nelle strade e nelle piazze decine e decine di condanne sommarie contro masse indifese di operai e di contadini colpevoli unicamente di lottare contro la miseria e l'ingiustizia. Nessun poliziotto ha mai pagato per tutti questi morti. Io provavo, e provo tuttora, un odio profondo nei confronti dei mandanti appartenenti alle classi dominanti e degli esecutori di questi assassinii. Tuttavia nel film mi interessava soprattutto descrivere il meccanismo che garantisce l'immunità ai servi del potere. Volevo fare un film contro la polizia, ma a modo mio”.