PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ 1312 PROIEZIONE DEL FILM SULLA MIA PELLE
SULLA MIA PELLE – Alessio Cremonini, 2018, Italia, 100 minuti
E’ il 15 ottobre 2009 quando Stefano Cucchi, giovane geometra romano, viene fermato in macchina e obbligato a scendere per ordine di due agenti. Dopo il fermo seguono l’arresto e i frequenti spostamenti in differenti luoghi di detenzione, dalla caserma dei carabinieri al carcere di Regina Coeli, fino al reparto dell’ospedale Sandro Pertini. Il racconto di questi sette giorni nei quali la vita di un ragazzo qualsiasi viene stravolta e violentata fino a ridurlo allo stremo delle forze è condotto in modo incisivo e serrato, secondo una modalità che dà il giusto spazio all’incredibile evolversi di situazioni precipitate (o fatte precipitare) fin troppo rapidamente in una spirale senza fine. Il "caso’"è del resto ancora talmente recente da agitare fortemente l’opinione pubblica in un intreccio di ipotesi e sospetti, di scoperte e di confessioni in grado di indurre a riscrivere l’accaduto. Di certo, si tratta di un episodio (o della gestione di un avvenimento) che non può lasciare indifferenti.
Il film tiene un ritmo di alta tensione, anche grazie alla sofferta interpretazione di Alessandro Borghi, che è uno Stefano Cucchi di dolorosa incredulità, al contorno della sorella e dei suoi genitori.
Sulla mia pelle” rappresenta finalmente un’opera estremamente realistica, capace di raccontare, senza edulcorazioni né eccessiva drammatizzazione, la realtà quotidiana di chi vive ai margini della legalità e proietta, nei comportamenti antisociali e nell’abuso di droghe o alcool, le parti più complesse e sofferenti della propria personalità
Nel film vediamo tutte le facce di questa complessa dinamica relazionale: il braccio violento della legge, il medico che sottovaluta, il padre rassegnato, l’amico che tradisce, l’istituzione che ingloba nelle sue regole disumane e mortifere, abdicando alla sua funzione di reinserimento per privilegiare l’afflizione che, in questo caso, arriva addirittura ad uccidere.
Perché Sulla mia pelle non è né un film di denuncia, né un reportage e nemmeno un documentario di inchiesta. Piuttosto un’opera che ragiona a più ampio respiro su qualcosa che ha dell’incredibile, ovvero sul fatto che una persona in buona salute, oggi, in Italia, possa morire mentre è affidata alle mani dello Stato.