Postmodernismo ovvero La logica culturale del tardo capitalismo

Postmodernismo

Ne discutono Daniele Giglioli, Donata Meneghelli e Giacomo Tinelli.

Postmodernismo ovvero La logica culturale del tardo capitalismo (Einaudi, 2026)
Il postmodernismo è finito, è l'etichetta appiccicata a una stagione ormai conclusa e riposta su uno scaffale accanto a tanti altri «ismi» del Novecento? Oppure ci muoviamo ancora nella sua ombra e piú pensiamo di averlo superato piú sprofondiamo in esso? Dominante culturale di un'epoca che possiamo guardare da fuori e storicizzare, o labirinto di specchi da cui non siamo piú in grado di uscire? Forse il postmodernismo è entrambe le cose e una terza ancora (e una quarta, una quinta...): scherzi della dialettica. Quel che è certo è che per capirci qualcosa dobbiamo tornare al testo fondamentale sul tema, quel "Postmodernismo ovvero La logica culturale del tardo capitalismo" di Fredric Jameson che fin dalla sua comparsa nel 1991 si è imposto in maniera quasi autoevidente come ultimo grande classico del pensiero teorico del XX secolo. Trionfo e campana a morto dell'idea di «un sistema» che riesce a farsi immagine del mondo, Jameson piú di trent'anni fa ha scritto un libro che parla al presente: che parla di totalità, prima che il digitale la ricreasse attraverso la rete; di sublime tecnologico, prima di Big Data e Ai; di capitalismo e produzione culturale, prima che... be', guardatevi attorno.

Daniele Giglioli insegna Letterature comparate all’Università di Trento. La sua ricerca si concentra sulla teoria letteraria, sulla critica della cultura e sulle forme dell’estremo, del trauma, della vittima e del terrore nella modernità. Nel corso degli anni ha pubblicato volumi molto dibattuti come Senza trauma (Quodlibet, 2011), Critica della vittima (Nottetempo, 2014), Stato di minorità (Laterza 2015), All’ordine del giorno è il terrore (il Saggiatore, 2018), Tema (edizioni del verri 2022); collabora inoltre con il Corriere della Sera.

Donata Meneghelli insegna Letterature comparate, Teoria della letteratura e Letteratura e studi visuali all’Università di Bologna. I suoi interessi si concentrano sul romanzo tra Otto e Novecento, l’intermedialità, la narrazione, l’adattamento, i rapporti tra letteratura e visualità e tra letteratura e cultura materiale. Ha lavorato come traduttrice dall’inglese e dal francese, e ha pubblicato saggi in numerose riviste nazionali e internazionali. Tra i suoi libri, ricordiamo Una forma che include tutto. Henry James e la teoria del romanzo (il Mulino, 1997) e Senza fine. Sequel, prequel, altre continuazioni (Morellini, 2018), Il valore degli oggetti (nottetempo, 2024). Ha curato, insieme ad Andrea Cortellessa, il numero monografico della rivista il Verri dedicato a “L’inconscio tipografico” (2024).

Giacomo Tinelli è assegnista di ricerca presso l'università di Bergamo e dottore di ricerca in letterature comparate, teoria e critica letteraria. La sua ricerca verte sulle forme contemporanee dell'autorappresentazione e della scrittura dell'io, in particolare in rapporto con la memoria, sulle narrazioni del complotto nella relazione con l'antisemitismo (in particolare nei suoi esiti culturali e letterari). Ha pubblicato il volume L’io di carta (edizioni del verri, 2022), dedicato in particolare a Walter Siti ed Emmanuel Carrère, oltre a saggi e articoli apparsi in riviste come Between e il verri. Collabora con Alias e Il Tascabile.