Sabato 25 Aprile: Contro lo stato di polizia. CURA, LOTTA ANARCHIA

Sabato 25 Aprile: Contro lo stato di polizia. CURA, LOTTA ANARCHIA

Contro lo stato di polizia

Il fascismo non se n'è mai veramente andato dal nostro paese, non è mai morto: è la manifestazione più cruenta del sistema statale e capitalista, e le sue radici affondano nella storia lunga dell'autoritarismo. Per questo vogliamo che il 25 aprile non sia solo una celebrazione della Resistenza, e delle persone che l'hanno portata avanti con coraggio e cura: vogliamo che sia un'occasione per riaprire una lotta comune contro l'ideologia e pratica di morte, sfruttamento ed ecocidio, che costituiscono il mezzo e il fine del fascismo. Vogliamo farlo riaffermando principi - la libertà nella cura reciproca e nel mutuo appoggio - trasversali tra le generazioni e che connettono lotte oggi troppo spesso frammentate.

Ci troviamo in una fase di torsione autoritaria accelerata e sempre più generalizzata, che proprio in Italia ha avuto uno dei suoi momenti chiave con l'avvento del governo Meloni, il primo governo di destra-destra dal dopoguerra. Una prima idea di ciò che ci aspettava l'abbiamo avuta con i decreti Rave e Caivano, con i quali si è inaugurata la lotta istituzionale contro le fasce più giovani della popolazione, che è andata di pari passo con la progressiva occupazione di tutti i gangli del paese da parte dei post-fascisti di Fratelli d'Italia e sodali.

Si è poi continuato con i decreti sicurezza, che si succedono dal 2023: non si tratta di misure tecniche, ma della costruzione sistematica di uno Stato di polizia che criminalizza il dissenso e i gruppi sociali marginalizzati.

Questa torsione autoritaria affonda le radici in un cambiamento culturale profondo: cresce l'accettazione della violenza e della sopraffazione come metodo per regolare le interazioni sociali. Sul piano politico, la risposta alla crisi e all'impoverimento generale non passa dal rafforzamento delle misure di sostegno alle fasce più vulnerabili, ma dal colpire e colpevolizzare quelle stesse fasce — dipinte come "classi pericolose". La violenza contro gli strati già impoveriti della popolazione diventa così strumento di non-governo della crisi economica. La propaganda sulla sicurezza, spacciata ovunque e con ogni mezzo, compresa la bieca menzogna, ha accecato la popolazione, e l'ha distratta mentre il governo operava un progressivo smantellamento di quel poco di welfare rimasto dopo decenni di privatizzazioni, da destra e da sinistra, e di distruzione di sanità, scuola, salari e politiche sociali vere.

L'impianto complessivo delle politiche di questo governo colpisce chi è in movimento, chi è razzializzat3, chi è privat3 della libertà e si trova in detenzione, le persone queer, trans e non binarie, le donne, le persone disabili, e il sempre maggior numero di persone escluse ed espulse dal welfare e da forme di redistribuzione della ricchezza. Sono vite invisibilizzate e non riconosciute, che questo sistema marginalizza secondo linee di genere, classe e forme di razzializzazione. Sono anche le vite di chi si muove attraverso le frontiere, a cui ci uniamo nel rivendicare il diritto alla libertà di movimento a prescindere dal passaporto o dalla cittadinanza di cui sono in possesso.

L'ultimo decreto di febbraio 2026 porta a un ulteriore inasprimento: il fermo preventivo fino a 12 ore - già usato contro 91 compagn3 a Roma a marzo - colpisce alla radice il diritto di manifestare. Il Daspo urbano viene esteso a stazioni, aeroporti, mezzi pubblici, rendendo lo spazio urbano uno spazio di sorveglianza, controllo ed esclusione. Le zone rosse, strumento già rodato di segregazione dello spazio pubblico, si inseriscono in questo stesso disegno. Accanto a questo si discute di decreti per garantire l'impunità sostanziale delle forze di polizia. Si arriva così alla proposta clou della compagine governativa, mutuata dalle politiche trumpiane e orbaniane: dichiarare chiunque si dichiari Antifa come appartenente a un'organizzazione terroristica - determinando così possibili pene fino a 15 anni di carcere. Come se l'antifascismo fosse un crimine e non il fondamento stesso della nostra società!

Essere antifascist3 oggi significa leggere questa continuità - tra le radici storiche dell'autoritarismo e le sue forme contemporanee - e scegliere da che parte stare. Il nostro antifascismo rivendica il socialismo libertario e mette al centro tre parole d'ordine: cura, lotta, resistenza.

Corteo sabato 25 aprile 2026 ore 10:00 piazza Unità 

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